Gli abstract sono in inglese per i seminari che saranno condotti in lingua inglese
e in italiano per i seminari che saranno condotti in lingua italiana.

Sessione di apertura - 25-03-2021 - Pomeriggio

  • Biografia

    E' professoressa ordinaria di Diritto costituzionale presso l'Università degli Studi di Torino. Si occupa in particolare di diritti della persona umana, in specie ambiguità dei diritti, ovvero questione dell'occidentalità, uso imperialista, ingerenza umanitaria, questioni del multiculturalismo, ruolo della sovranità e della cittadinanza; libertà di circolazione e libertà di manifestazione del pensiero; migranti (status giuridico, limitazioni ai diritti in nome della sicurezza, questione dei diritti politici, libertà di circolazione, esternalizzazione delle frontiere, asilo); democrazia.


    Abstract

    I diritti sanciti come universali sono effettivamente tali o riflettono l'egemonia culturale dell’Occidente? Muovendo dai patti internazionali e continentali sui diritti della persona umana, e dal loro humus culturale, si propone una riflessione sulle ambiguità e sulle difficoltà di contemperare l’individuazione di valori comuni da garantire universalmente e il rispetto delle diversità culturali, nel tentativo di tracciare un percorso che sfugga sia ai rischi di imperialismo sia al nichilismo di un relativismo spinto all’estremo.

  • Biografia

    Dr Oliver Scott Curry is Research Director for Kindlab, at kindness.org. He is also a Research Affiliate at the School of Anthropology and Museum Ethnography, University of Oxford, and a Research Associate at the Centre for Philosophy of Natural and Social Science, at the London School of Economics. He received his PhD from LSE in 2005. Oliver’s academic research investigates the nature, content and structure of human morality. He tackles such questions as: What is morality? How did morality evolve? What psychological mechanisms underpin moral judgments? How are moral values best measured? And how does morality vary across cultures? To answer these questions, he employs a range of techniques from philosophy, experimental and social psychology and comparative anthropology. 


    Abstract

    What is morality? And to what extent does it vary around the world? The theory of ‘morality-as-cooperation’ argues that morality consists of a collection of biological and cultural solutions to the problems of cooperation recurrent in human social life. Morality-as-cooperation draws on the theory of nonzerosum games to identify distinct problems of cooperation and their solutions, and predicts that specific forms of cooperative behaviour – including helping kin, helping your group, reciprocating, being brave, deferring to superiors, dividing disputed resources, and respecting prior possession – will be considered morally good wherever they arise, in all cultures. In order to test these predictions, we investigate the moral valence of these seven cooperative behaviours in the ethnographic records of 60 societies. We find that the moral valence of these behaviours is uniformly positive, and the majority of these cooperative morals are observed in the majority of cultures, with equal frequency across all regions of the world. We conclude that these seven cooperative behaviours are plausible candidates for universal moral rules. Future work will gather new data in contemporary societies will test the prediction that variation in moral values reflects variation in the value of different types of cooperation under different social and ecological conditions.
  • Biografia

    Otfried Höffe is a German philosopher and professor. From 1964 to 1970, he studied philosophy, history, sociology and theology at the universities of Münster, Tübingen, Saarbrücken and Munich. His 1971 dissertation was on the practical philosophy of Aristotle. In 1970 and 1971, he was visiting scholar at Columbia University. He qualified as a professor in Munich in 1974 with a dissertation on Strategies of Humanity. On the ethics of public decision-making. In 1976, Höffe got his first full professorship at the University of Duisburg. From 1978 until 1992, he was professor for social philosophy in Fribourg, Switzerland. Höffe also had a lectureship in social ethics at the ETH Zurich from 1986 to 1998. Since 1992, Höffe is a professor of philosophy at the University of Tübingen. In 2002, he also became constant guest professor for philosophy of law at the University of St. Gallen, Switzerland. His main and most famous books, including Kant's Cosmopolitan Theory of Law and Peace translated by Cambridge University Press, deal with ethics, philosophy of law and economics, and the philosophy of Immanuel Kant and Aristotle. He is author of many books and pubblications.


  • Biografia

    As a professor, author, editor, and lecturer, Michael Walzer has addressed a wide variety of topics in political theory and moral philosophy: political obligation, just and unjust war, nationalism and ethnicity, economic justice and the welfare state.  His books (among them Just and Unjust Wars, Spheres of Justice, The Company of Critics, Thick and Thin: Moral Argument at Home and Abroad, On Toleration, andPolitics and Passion) and essays have played a part in the revival of practical, issue-focused ethics and in the development of a pluralist approach to political and moral life.  For more than three decades Walzer served as co-editor of Dissent, now in its 64th year.  His articles and interviews appear frequently in the world’s foremost newspapers and journals. He is currently working on the fourth volume of The Jewish Political Tradition, a comprehensive collaborative project focused on the history of Jewish political thought.  His book, The Paradox of Liberation: Secular Revolutions and Religious Counterrevolutions, was published in March of 2015, and his new book, A Foreign Policy for the Left, was published in 2018.


DIRITTI UMANI E DIFFERENZE CULTURALI - 26-03-2021 - Mattina

  • Biografia

    E' Direttore scientifico della Fondazione Collegio San Carlo di Modena e professore di Storia della filosofia presso l’Università di Modena e Reggio Emilia. Negli anni 2003-2007 è stato professore di Storia della filosofia politica presso l’Università di Siena. Ha tenuto relazioni a convegni e seminari presso le Università di Bari, Bologna, Erfurt, Ferrara, Firenze, Macerata, Milano, Modena, Padova, Perugia, Pisa, Roma La Sapienza, Roma Tor Vergata, Torino, Trento, Venezia, all’Ecole Pratique des Hautes Etudes (Paris), Ecole des Hautes Etudes en Scienze Sociales (Paris), Hebrew University of Jerusalem, Université de Lausanne, Universidad Nacional de Cordoba, Uppsala Universitet, Tilburg Universiteit, Scuola Normale Superiore di Pisa, Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento di Firenze, Centro Studi Americani di Roma, Gabinetto Vieusseux di Firenze e Accademia delle Scienze di Torino. Membro della direzione della rivista «Filosofia politica» (il Mulino) e del comitato di consulenza delle riviste «La società degli individui» (Franco Angeli editore) e «Philosophical Inquiries» (ETS), condirettore della collana “Straussiana. Studi e testi (ETS), ha svolto attività di consulenza per Rai Educational, la casa editrice La Nuova Italia (Firenze) e l’Istituto della Enciclopedia Italiana (Roma). È membro del comitato esecutivo della Consulta Nazionale di Filosofia, del Collegio docenti del corso di dottorato in Scienze umanistiche dell’Università di Modena e Reggio Emilia e socio corrispondente dell’Accademia Nazionale di Scienze, Lettere e Arti di Modena.


    Abstract

    Parlerò delle basi filosofiche dei diritti umani. L'elemento che definisce i diritti umani è la loro complessità, poiché si tratta di una categoria che si trova all'incrocio tra teoria e pratica. Affrontando la questione solo in termini pragmatici di protezione delle persone oppresse, i diritti umani meritano un profondo rispetto; ma non può essere sufficiente per l'elaborazione di una teoria filosofica coerente. Ingannevole è anche l'approccio critico nei confronti dei diritti umani che è visto solo come una giustificazione ideologica dell'imperialismo occidentale. Ciò significa che non è legittimo separare la questione filosofica dalla questione politico-giuridica. Nel dibattito contemporaneo l'intersezione tra analisi filosofica e politica dei diritti umani non è sempre stata praticata con buoni risultati. Ci sono quattro grandi scuole che hanno discusso sui diritti umani: i difensori della teoria e della pratica dei diritti umani da un punto di vista politico-giuridico con intenzioni prevalentemente pragmatiche; i critici marxisti dell'imperialismo occidentale con un background umanitario; i critici dell'universalismo dei diritti umani dal punto di vista della diversità culturale; i difensori della teoria dei diritti umani dal punto di vista dell'universalismo filosofico-politico. Queste posizioni, per contrasto reciproco, si riferiscono quasi esclusivamente alla dimensione sociale dei diritti umani e trascurano i loro fondamenti nella "natura umana". Per superare questo limite, Jeanne Hersch ha elaborato un tentativo filosofico (un'interpretazione ontologica dei diritti umani) con il compito più ampio di inserire le radici del discorso sui diritti umani nelle relazioni internazionali in un modo che può essere veramente universale ma non ideologico.

  • Biografia

    Professore associato di sociologia presso il Dipartimento di scienze sociali e politiche dell’Università degli Studi di Milano dove insegna Metodologia della ricerca sociale e valutativa a Applied multivariate analysis. Si occupa di cambiamento religioso e valoriale ed è Principal investigator per l’Italia della World Values Survey.


    Abstract

    Diversi macro-processi come la globalizzazione e la modernizzazione hanno avuto un impatto rilevante sulle società mondiali negli ultimi decenni. Tra le conseguenze di tali processi, un importante campo di ricerca è cresciuto analizzando il cambiamento dei valori. Il workshop si concentrerà sul cambiamento valoriale avvenuto negli ultimi 40 anni attraverso una chiave di lettura comparativa, europea e globale. Verranno utilizzati i dati provenienti da due indagini comparate che coinvolgono un gran numero di paesi dal 1981: la European Value Study (un'edizione ogni nove anni) e la World Value Survey (circa un'edizione ogni cinque anni). Il contributo mira a concentrarsi su diverse sfere valoriali: religiosità, distanza sociale, fiducia, ruoli di genere, famiglia, liberalismo morale, post-materialismo, identità nazionale e immigrazione. Il workshop focalizzerà in particolare le somiglianze e differenza tra i vari paesi e i processi di convergenza o divergenza in atto.

  • Biografia

    Angela Biscaldi è professore di Antropologia culturale al Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Università Statale di Milano. Insegna Antropologia culturale presso il corso di laurea in Scienze Sociali per la Globalizzaione e Storia sociale dei media per il corso di laurea in Comunicazione e Società.


    Abstract

    Il relativismo culturale è un concetto nato ed elaborato dall’antropologia culturale agli inizi del Novecento. L’intervento si propone di chiarirne significato e di discutere come, proprio attraverso lo studio delle differenze culturali, il relativismo antropologico mantiene viva la tensione comparativa e la ricerca di universali.

  • Biografia

    Yvonne Donders is Professor of International Human Rights and Head of the Department of International and European Law at the University of Amsterdam. She also works as Commissioner at the Netherlands Human Rights Institute. Yvonne Donders holds a PhD from the Law Faculty of Maastricht University on cultural human rights and the right to cultural identity. Her current research and teaching focus on public international law; international human rights law, in particular economic, social and cultural rights, and human rights and cultural diversity.


    Abstract

    The Universal Declaration of Human Rights (UDHR) is the most well-known international human rights instrument in the world. The UDHR was proclaimed in 1948 by 48 States (40 in favour, 8 abstentions, no State against) as a “common standard of achievement”. The UDHR formed the basis of numerous human rights treaties and declarations that have been accepted by many countries from all parts of the world. Despite this wide support for the UDHR and human rights instruments, violations of human rights take place every day. Some have stated that the UDHR is merely a western document, which does not reflect non-western historical and cultural values. Would the Member States of the United Nations nowadays still be able to adopt the Universal Declaration of Human Rights? How universal is the Universal Declaration actually? What does universality of human rights mean? To what extent does the Universal Declaration leave room for cultural differences between and within countries?

  • Biografia

    Richard Evanoff is Professor of International Communication at Aoyama Gakuin University (Tokyo). Evanoff studied philosophy and humanities at Milligan College (BA) and the University of Chicago (MA) in the US, and was awarded a Ph.D. degree in philosophy from the University of Lancaster in the UK. Evanoff is a member of the International Academy for Intercultural Relations (IAIR), the International Association for Environmental Philosophy (IAEP), the International Society for Environmental Ethics (ISEE), the International Society for Universal Dialogue (ISUD), the Japan Association of Language Teachers (JALT), and Global Issues in Language Education (GILE). In addition, Evanoff has served as editor of the literary journals, Printed Matter and Edge, and has been active with various NGOs concerned with social and environmental issues, including Friends of the Earth Japan, the Planet Drum Foundation, and the International Green Network, which he co-founded.


    Abstract

    This workshop introduces participants to the emerging field of intercultural philosophy, which considers how people from different cultures can get along with each other despite having different ideas about the world and how to live in it. The workshop will follow a lecture–discussion format and cover the following topics: differences between social scientific and philosophical methodologies for studying intercultural relations; how cultural norms related to beliefs, values, and behavior are constructed within and between cultures; universalist, relativist, and constructivist approaches to intercultural norms; how dialogue on intercultural norms might be conducted; general approaches to intercultural philosophy; and specific areas of study, including metaphysics, ontology, philosophy of mind, logic, epistemology, value theory, ethics, political philosophy, and globalization.

  • Biografia

    Professore associato di Filosofia del diritto presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Ferrara e titolare delle cattedre di Teoria generale del diritto, di Conoscenza e didattica del diritto e di Metodologia e logica giuridica. Docente a contratto di Legislazione Ambientale presso la Facoltà di Scienze biologiche dell’Università degli Studi di Ferrara. Dottore di ricerca (Ph.D.) in Human Rights.


    Abstract

    La tesi che mi propongo di sostenere riguarda il concetto normativo (etico e giuridico) di laicità che sembra aver subito un ampliamento (anziché un affinamento) dello spettro semantico e normativo rispetto al suo significato originario, con la conseguenza che la parola «laicità» è diventata una nozione vaga sotto il profilo semantico ed insaziabile sotto il profilo normativo.
    Il processo di secolarizzazione, incessantemente in atto, ha prodotto il passaggio da una concezione minimalista ad una massimalista della laicità.
    Infatti, la laicità denota, nel suo significato originario, la rappresentazione (concettualmente aproblematica) del venir meno del grado di autorevolezza della religione e della rilevanza degli argomenti teologici nelle manifestazioni istituzionali e nella sfera pubblica; ora, invece, si assiste all’ampliamento del nucleo di significato della laicità con l’inclusione-escludente del riferimento alla pluralità delle visioni culturali ed etiche del mondo, delle concezioni sostantive del bene, delle forme di vita e dei valori morali comuni.
    In questo modo, la laicità assume la forma di un concetto normativo complesso e stratificato per effetto di continue ondate di pretese secolari: ciò, però, conduce al noto «paradosso di Böckenförde», secondo il quale la laicità dello stato liberale vive di presupposti (diritti, neutralità, imparzialità, equidistanza…) che non può garantire.
    Alla secolarizzazione del sacro si è aggiunta, grazie al processo di razionalizzazione della modernità e di costituzionalizzazione degli Stati odierni, la secolarizzazione sia della morale, sia della politica e sia del diritto, connotando la laicità come un concetto normativamente insaziabile e come un programma politicamente impossibile da realizzare.
    Paradossalmente, alla massima espansione semantica del concetto di laicità corrisponde un angusto spazio di operatività, poiché, in qualunque modo si definisca la nozione di laicità, l’esclusione fittizia al riferimento ai valori comuni o ad una concezione antropologica condivisa dell’uomo chiude lo spazio pubblico e la democrazia, in ultima analisi, in una «gabbia d’acciaio».

  • Biografia

    Norbert Rouland is Professor emeritus at the Law Faculty of Aix en Provence. In 2020 he is lecturer at the Law Faculty of Toulouse. He has three doctorates: History of Law, Political Science, Legal Anthropology. He is interested by legal problems of poly ethnic States, especially Russia and Brasil, China, and law of aboriginal peoples. He is expert about aboriginal peoples for GTPA (Working Group about original peoples). He is a specialist of Arctic (Inuit) and Greenland, where he visited several times with Jean Malaurie. He is also the author of about 120 scientific articles and several chronicles in french newspapers Le Monde Diplomatique and Liberation. Several of his works have been translated into various foreign languages.


    Abstract

    Human rights have encountered many challenges in their several centuries history. Especially since on the political level they are often manipulated by the States.

    Uncertainty reigns in philosophy. We do not know exactly which are their foundations: Nature, God, Reason?

    Various authors have pointed out the incompatibility between the universality of human rights and cultural differences, from 18th century european counterrevolutionaries to Nazi jurists. Claude Lévi-Strauss himself warned Unesco of this in the aftermath of the Second World War.

    However, the twentieth and twenty-first centuries made it possible to overcome these uncertainties. Doctrine has developed a hard nucleus of human rights. And the case law of the various national and international courts on crimes against humanity allows us today to formulate more precise definitions of the universality of human rights, even if it is sometimes difficult to articulate them with the minority rights and the rights of indigenous peoples.

CITTADINANZE, CONFLITTI E BENE COMUNE - 26-03-2021 - Mattina

  • Biografia

    Marco Aime insegna Antropologia culturale all’Università di Genova. Ha condotto ricerche sulle Alpi e in Africa Occidentale (Benin, Burkina Faso, Mali). Ha pubblicato favole per ragazzi, testi di narrativa e saggi, tra cui: Le radici nella sabbia (EDT, 1999); Il primo libro di antropologia (2008); L’altro e l’altrove (con D. Papotti, 2012); La fatica di diventare grandi (con G. P. Charmet, 2014) per Einaudi; Verdi tribù del Nord (Laterza, 2012); African graffiti (Stampa Alternativa, 2012); Gli specchi di Gulliver (2006); Timbuctu (2008); Il diverso come icona del male (con E. Severino, 2009); Gli uccelli della solitudine (2010); Cultura (2013); L’isola del non arrivo (2018) per Bollati Boringhieri; La macchia della razza (2013); Etnografia del quotidiano (2014) per elèuthera; Tra i castagni dell’Appennino. Conversazione con Francesco Guccini (2014); Senza sponda (2015) per UTET; Comunità (il Mulino, 2019), Classificare, separare, esclude. Razzismi e identità (Einaudi, 2020). Ha curato Atlante delle frontiere (2018, Add editore).


  • Biografia

    Daniele Archibugi è un economista italiano, studioso dell'economia e delle politiche dell'innovazione e della teoria politica delle relazioni internazionali. Nell'ambito della teoria politica, ha sviluppato, insieme a David Held, l'idea di una democrazia cosmopolita. Ha anche lavorato su diversi aspetti della globalizzazione, ed in particolare sulla globalizzazione dell'innovazione e del cambiamento tecnologico. Dal 2006 è Professore Onorario presso l'Università del Sussex e dal 2016 Membro d'Onore del Réseaux de Recherche sur l'Innovation. Dirigente presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche a Roma, è Professore di Innovation, Governance and Public Policy presso l'Università di Londra, Birkbeck College.


    Abstract

    I diritti e i doveri associati alla cittadinanza sono concessi dagli Stati agli individui sulla base delle loro radici in una storia comune. Nell'Europa del XIX e XX secolo c'era la convinzione che un gruppo di persone con radici comuni potesse anche condividere un futuro comune. Oggi questo non è più valido. Le nostre comunità politiche stanno cambiando radicalmente la loro composizione a causa delle tendenze demografiche, delle migrazioni, delle pandemie e dell'integrazione sociale ed economica. La cittadinanza basata su radici comuni non è più un quadro normativo valido. Dobbiamo ripensare le condizioni della cittadinanza per far corrispondere il quadro normativo alla nuova realtà economica e sociale. Il documento esplora non solo quelli che dovrebbero essere i diritti associati alla cittadinanza mondiale, ma anche i relativi doveri che gli individui devono sostenere per diventare autentici cittadini del mondo.

  • Biografia

    Ha compiuto studi universitari di filosofia, teologia e medicina. Si è laureato in Medicina e Chirurgia (1982) e specializzato in Neurologia (1986). E’ professore ordinario di Psicologia Clinica e Direttore del Master Meditazione e Neuroscienze Cognitive presso l’Università di Udine.

    E’ autore di più di 300 lavori scientifici, tra cui il libro Le neuroscienze dalla fisiologia alla clinica (Carocci, Roma, 2016). Ha compiuto ricerche di neurolinguisica e neuropsicologia del bilinguismo pubblicando numerosi articoli e alcuni libri tra cui: The neurolinguistics of Bilingualism (Psychology Press, Hove 1999), Neuropedagogia delle lingue (Astrolabio, Roma 2004) e Neuroscienze del bilinguismo (Astrolabio, Roma 2019).

    Attualmente si interessa dei contributi della neuropsicologia nello studio della letteratura antica, delle religioni e della meditazione. In questo ambito ha pubblicato numerosi articoli e alcuni libri tra cui: Destra e sinistra nella Bibbia (Guaraldi, Rimini 1995), Neuropsicologia dell’esperienza religiosa (Astrolabio, Roma, 2010), Neuroscienze e spiritualità (Astrolabio, Roma 2014), La meditazione mindfulness. Neuroscienze, filosofia e spiritualità (Il Mulino, Bologna, 2019). Tiene corsi di introduzione alla meditazione mindfulness presso l’Ospedale universitario e l’Università di Udine (www.francofabbro.it).


    Abstract

    Gli studi di paleoantropologia hanno mostrato che sia Homo sapiens, sia i suoi antenati hanno presentato stili di vita e caratteristiche tecnologiche uniformi su tutto il globo abitato, fino ad un momento critico: la cosiddetta esplosione culturale, capitata in Africa meridionale circa 90.000 anni fa. Da questo momento Homo sapiens ha iniziato a manifestare chiari comportamenti simbolici (produzione di oggetti ornamentali, sepoltura dei defunti, ecc.) e una grande creatività nella produzione di strumenti (invenzione dell'arco e delle frecce avvelenate, ecc.). Si ritiene che tale rivoluzione sia collegata con l'invenzione del linguaggio, ovvero della prima lingua umana che ha dato successivamente origine a una enorme varietà linguistica. Anche grazie a queste scoperte ha iniziato la sua diffusione fuori dall'Africa, portandosi progressivamente in tutti i continenti. La diffusione di Homo sapiens è coincisa con la scomparsa di tutti gli altri ominidi. 

    Le identità linguistiche e culturali sono una ricchezza. La diversità, in fisica e in biologia, è un fattore fondamentale nel dinamismo della vita. Se non ci sono differenze di calore tra due punti non è possibile un trasferimento di energia. Si ritiene che quando la temperatura sarà la stessa in tutti punti l'universo avrà raggiunto una condizione definita come morte termica. Lo stesso concetto vale in biologia: se si riduce la diversità biologica si riduce la possibilità della vita. Le identità linguistiche, religiose, musicali, ecc., poiché scolpiscono il cervello secondo specifiche modalità, rappresentano forme di diversità biologica generate culturalmente.

    Tuttavia esiste un rovescio della medaglia. Le identità culturali possono essere poste al servizio del lato più oscuro presente negli esseri umani, ovvero possono alimentare la violenza. Fin dall'antichità le identità linguistiche e culturali sono state la base ideologica per considerare il proprio gruppo come il migliore, l'unico veramente umano, degradando gli altri gruppi ad un livello subumano. Nella storia umana una serie ininterrotta di conflitti armati e di guerre sono state alimentate dai sentimenti di appartenenza identitaria piegati alla logica della violenza.

  • Biografia

    Eduardo Mendieta is a Colombian-born Professor of Philosophy at Penn State University, and acting director of the Rock Ethics Institute. Mendieta's research focuses on Ethics, Political Philosophy, Latin American Philosophy, Critical Theory (especially the Frankfurt School), Philosophy of Race, and Feminist Philosophy.


    Abstract

    In 1949 the British sociologist T. H. Marshall gave us one of the most important and still influential theories of the evolution of citizenship. In his view, citizenship is an institution that is above all the result of the social struggles of the laboring classes. It is for this reason that Mashall titled his original lectures Citizenship and Social Class. Thus, in Marshall’s proposal, we ought to understand the evolution and unfurling of citizenship rights as the product of the juridification of a distinct set of rights that resulted from these struggles. The Marshallian model of citizenship, thus, has three basic layers, each built on top of the other in both a chronological and order of importance, of citizenship rights: civil, political, and social. In this lecture, I aim to show that this model looks quite different when seen through the lens of the United States experience. One of the main oversights of Marshall’s model, albeit otherwise superlative analysis, was to not ask the question of who, when, and how is someone made or become a citizen? This oversight become the more glaring when we consider that the United States’s constitution, of 1789, did not have an explicit definition of who is a citizen and what are his rights, privileges, and immunities. This lack or oversight was remedied with the July 9th, 1968 14th Amendment to the Constitution. I am interested, however, in how the institution of citizenship in the United States was the result of the struggles not only of anti-Abolitionist, but also Black Freeman, whose legal work laid down the path towards “Birthright Citizenship.” Most concretely, I want to argue that “Birth Right” citizenship was the struggle against the Racial Polity, and the White Racial Supremacy, that the First Constitution instituted and then allowed to flourish. I will also discuss the relationship between “citizenship,” “constitutionalism,” and the jurisgenesis of a legal order that is anathema to any kind of racial privilege or hierarchies. In this last section, I will consider the work of Habermas and Böckenforde on the relationship between constitutionalism and fundamental rights. The constitutionalization of basic rights, which turns out to be the constitutionalization of an endless process of the spelling out what these rights mean, entail and what powers and immunities they grant to citizens, turn out to be another way of saying that the “right to have rights,” in that felicitous expression Hannah Arendt, is precisely the fundamental right every human has to belong to a political community. This is what Jus Soli promises.

  • Biografia

    Kadri Simm is Associate Professor of Practical Philosophy at the University of Tartu. Her areas of specialisation are Ethics, bioethics and political philosophy


    Abstract

    The expression ‘common good’ usually conjures up benevolent associations: it is something to be desired, a worthy goal, and it would be a brave person who declared they were against the common good. Yet modern times have taught us to be critical and even suspicious of such grand rhetoric, leading us to query what lies behind this ambitious notion, who formulates what it stands for and how such formulations have been reached. Discussing common good is impossible without references to its numerous ‘relatives’ – concepts of public interest, common interest and public good. The complex history of the concepts of common good and public interest illustrates very well the fundamental difficulties of defining the idea in any one correct way. There is certainly no consensus on the scope and limits of the concept nor often is it even clear what type of phenomenon is at stake – an objective, a procedure or even a myth? Yet disagreement or vagueness regarding a certain concept is in itself no reason for dismissing it. Indeed, a few thousand years of philosophy have demonstrated a necessity for the concept of common good (and subsequently public interest) despite recurrent misgivings about its proper definition, scope and limits. Could not the very versatility of the concept be considered an advantage and not a disadvantage? Perhaps it is this openness to reinterpretation that has secured the concept its longevity and continued usefulness for thousands of years.

  • Biografia

    Marco Verweij is Professor of Political Science at Jacobs University Bremen. Originally trained as an economist, he received a doctorate in social and political sciences from the European University Institute in San Domenico di Fiesole in the previous millennium.


    Abstract

    For most of the 20th century, many scholars in anthropology, sociology and political science assumed that a small set of ‘fundamental’ and ‘elementary’ ways of organizing, perceiving and justifying social relations lurked beneath the wide variety of social and cultural life across time and space. Their goal, therefore, was to identify these elementary forms of socio-cultural life as a precursor to a general theory of society and politics. From the late 1960s onwards, this assumption was superseded by other premises, such as the idea that humans are all selfish (in rational choice analysis), the notion that people are incomparably different (in post-structuralism) or the view that social scientists can only aspire to making generalisations about a particular time and place (in middle-range theories). This session will start with an overview of why neuroscientists believe that there must be a limited set of elementary ways of organising, perceiving and justifying social relations after all. This will be followed by a debate of the ideas of anthropologists Mary Douglas and Michael Thompson, who were among the few scholars in the last fifty years who kept searching for these elementary forms of organising and perceiving. The five ‘ways of life’ that they identified in their quest (hierarchy, individualism, egalitarianism, fatalism and the hermit) will be presented and their overlap with other influential typologies in the social questions will be questioned. The empirical evidence for the existence of these five ways of life will be discussed, and their importance for understanding how to resolve pressing social and environmental problems will be highlighted.

VALORI, RELIGIONI E DIRITTI UMANI - 26-03-2021 - Pomeriggio

  • Biografia

    Cristiano d’origine palestinese. Cittadino svizzero. Dottore in legge. Abilitato a dirigere ricerche (HDR). Professore universitario (CNU-Francia). Responsabile del diritto arabo e musulmano all’Istituto svizzero di diritto comparato (1980-2009). Visiting professor in varie università in Francia, Italia e Svizzera. Direttore del Centro di diritto arabo e musulmano. Autore di numerosi libri, di una traduzione francese, italiana ed inglese del Corano, di un’edizione araba annotata e di un libro in arabo sugli errori linguistici del Corano. Vedere il suo sito: www.sami-aldeeb.com.


    Abstract

    I diritti dell'uomo comportano un insieme di norme legislative che garantiscono il rispetto della persona nei suoi rapporti con le altre persone e con lo Stato. La determinazione di queste norme dipende del senso che si dà alla legge in generale. Si distingue a questo proposito tra tre concetti della legge:

    - La legge come un'emanazione di un accordo democratico, accordo limito per quanto tocca a diritti considerati inalienabili: "Se sei a Roma, comportati come i Romani"

    - La legge come un'emanazione di un dittatore. Questa legge impone alle persone di comportarsi secondo il principio: "Se sei a Stalingrado, comportati come vuole Stalin".

    - La legge come un'emanazione di una rivelazione. Questa legge impone alle persone di comportarsi secondo il principio: "Se sei nella terra di Dio, comportati come vuole Dio" (o piuttosto come vuole il suo rappresentante, poiché nessuno ha contatto con Dio).

    L'islam ha questa terza visione delle legge e regola i rapporti della persona con Dio, i suoi rapporti con le altre persone e con lo stato, e i rapporti dei stati tra di loro. Allora che il Nuovo Testamento contiene poche norme legislative, lasciando molta libertà all'uomo di fissare le norme che lo governano, l'Alto Testamento (al quale si deve giungere il Talmud) e il Corano (al quale si deve giungere la tradizione di Maometto) concatenano questa libertà, e dunque limitano i diritti che egli può reclamare. Nel mio intervento indicherò quali sono i diritti limitati nell'islam e al riguardo di quali persone, che conseguenza ha questo concetto musulmano dei diritto dell'uomo sui rapporti dei musulmani con gli altri nei paesi musulmani e fuori di questi paesi, quali sono le proposte dei pensatori musulmani e dell'Occidente per risolvere i conflitti tra i diritti dell'uomo nell'islam e i diritti riconosciuti nei documenti internazionali.

  • Biografia

    Dr. Abdullahi Ahmed An-Na‘im is Charles Howard Candler Professor of Law, Associated Professor in the College of Arts and Sciences of Emory University, and Senior Fellow of the Center for the Study of Law and Religion. An-Na‘im is the author of: What is an American Muslim (2014); Muslims and Global Justice (2011); Islam and the Secular State (2008); African Constitutionalism and the Role of Islam (2006); and Toward an Islamic Reformation: Civil liberties, human rights and international law (1990). His edited books include Human Rights under African Constitutions (2003); Islamic Family Law in a Changing World: A Global Resource Book (2002); and Human Rights in Cross-Cultural Perspectives: Quest for consensus (1992).

    For more information see https://scholarblogs.emory.edu/aannaim/


    Abstract

    My mother used to tell us as we were growing up: “listen to those who make you cry, instead of those who make you laugh!” In this presentation I will try to explain, with all due respect, how the wisdom of my mother applies to the subject of this conference. I seek to expose the fallacy of my wishful thinking about the universality of human rights on a truly global cross-cultural scale. I ask myself whether I am truly living up to common human values in the reality of cultural diversity, or merely getting better at “coining” reassuring expressions of wishful thinking. In my presentation and discussions of the workshop of our group I will try to explain how to realize the title of this conference through candid action, instead of hiding the fallacy of our wishful thinking in graceful phrases.

  • Biografia

    Philosophy Program Chair at the Doha Institute for Graduate Studies, and Editor- in -Chief of Tabayyun, for Philosophical Studies and Critical Theory, published by the Arab Center for Research and Policy Studies. He completed his undergraduate studies in Philosophy and English at the American University of Beirut, and his PhD in Philosophy at Indiana University, Bloomington, IN., USA. He wrote a dissertation about Sameness, Similarity and the Identity of Indiscernibles. His early work focused on Identity and Indiscernibility, with reference to contemporary discussions of Leibniz and Aristotle. At a later stage he began to study Islamic Kalam and Philosophy (Free Will, Causality, and Universals). His interest in Islamic Philosophy expanded to include contemporary Islamic thought, with special reference to the impact of modernity on Arab-Islamic societies. His major interests in contemporary Islamic Social and Political Thought include Constitutionalism, Democracy, Secularism, Law, and Morality. He has also published articles on Forgiveness, Forgiveness in Islamic thought, Action, Emotion, and Intersubjectivity.


    Abstract

    The concepts of religion, democracy, and human rights are related to each other in many complex ways. I will be seeking to understand the complex relationships by discussing the following ideas. Firstly, Religions can be claimed (with some qualifications) to have been among the first systems of thought/value to arrive at a concept of universal humanity --which is a pre-condition for the notion of universal human rights. Secondly, Democracy, viewed abstractly and in broad procedural terms, does not take a stand on universal human rights, nor does it require or oppose religion. Thirdly, universal human rights may be viewed as a secularized version of a universal religion that has been made to live up to its vision of universal humanity by reference to value-laden (as opposed to value-neutral) conceptions of democracy—liberal democracy being one of these.

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    Peter Beyer is Full Professor of Classics and Religious Studies at the University of Ottawa.


    Abstract

    Robertson famously described globalization as the historical process of the global social world becoming a single place both in terms of global social interconnectedness and consciousness of the singleness. The process expresses itself, however, not simply through greater and greater commonality across the globe, but through difference in relation to that commonality. This characteristic is evident in almost every aspect of social life around the world, including in the way that religion and culture have been reconstructed in modern global context as universals that express themselves only as a diversity of particulars: difference within identity. In this session, we will examine how, at the beginning of the 21st century this heterogeneity within homogeneity as concerns culture and religion is changing in comparison with how religion(s) and culture(s) structured themselves in previous globalization phases from the 18th to the 20th century. Themes to be discussed in this regard include the rise of religious and cultural pluralism, the concomitant globalization of human rights discourse, the implications of global migration for religious and cultural hierarchies, the increasing importance in many regions of nonreligion along with the deprivileging of religion, the rise and decline of resurgent religious reaction, the attempt to preserve and cultural and religious hierarchies through (national) cultural religion and values, and the pressure towards greater and greater inclusion of religious and cultural (including racial and sexual) diversities.

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    Professore di diritto comparato, Università del Piemonte Orientale


    Abstract

    L’ebraismo e i diritti umani hanno una profonda relazione, innanzitutto storica. La dichiarazione universale dei diritti dell’uomo è intimamente legate agli orrori della seconda guerra mondiale di cui la popolazione ebraica fu vittima principale, insieme a tutti gli altri gruppi perseguitati dal regime nazista. Dal punto vista più strettamente giuridico, si possono individuare due diversi approcci ad un argomento vasto quanto quello dell’ebraismo e dei diritti umani. Da un lato, una parte della letteratura si concentra nel misurare e verificare la compatibilità della più recente branca del diritto, quella appunto dei diritti umani, con il diritto ebraico. Un diverso approccio alla materia consiste nel ricercare, all’interno della Halachà, una fonte di ispirazione per lo sviluppo e l’applicazione dei diversi diritti umani. A ben vedere, comunque, i due approcci non sono agli antipodi: se il diritto ebraico è compatibile, è perché, in qualche modo, già contiene al suo interno dottrine compatibili con la tematica dei diritti umani, che quindi può contribuire a sviluppare

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    Giuseppe Giordan insegna Sociologia delle religioni all’Università di Padova dove coordina il dottorato internazionale su “Human Rights, Society, and Multi-level governance”. Cura con Luigi Berzano e Enzo Pace l’Annual Review of the Sociology of Religion ed è stato General Secretary dell’International Society for the Sociology of Religion. I temi sui quali sta lavorando sono la spiritualità nell’epoca postsecolare, la presenza delle chiese Ortodosse in Italia, e il rapporto tra le religioni e diritti umani.


    Abstract

    La relazione tra Diritti umani e religioni è complessa e controversa: se da una parte ci sono coloro che sostengono che tra i due termini non ci possa essere compatibilità, altri sono convinti che le religioni non solo non siano un ostacolo per l'affermazione dei diritti umani, ma di fatto siano uno strumento necessario per la loro comprensione e applicazione concreta. Andando oltre questo approccio dualistico, l'obiettivo del workshop è cercare di evidenziare come tanto le religioni quanto i diritti umani, al di là delle loro pretese universalistiche, debbano essere compresi all'interno di contesti sociali e culturali specifici. La loro relazione, quindi, sortisce risultati diversi al variare dei contesti in cui essi interagiscono.

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    Francesco Viola è professore emerito di Filosofia del diritto nell’Università di Palermo. È autore di monografie e saggi riguardanti il pensiero politico di Hobbes, il concetto giuridico di autorità, i diritti umani, il multiculturalismo, il rapporto tra diritto e morale, l’ermeneutica giuridica. È stato presidente della Società Italiana di Filosofia del diritto dal 2010 al 2014. È co-direttore delle riviste "Ragion pratica" e "Ars interpretandi" e della collana "Recta Ratio" della casa editrice Giappichelli.


    Abstract

    Il pluralismo contemporaneo ha un carattere globale ed epocale. Non è limitato ad una sfera della vita pratica, ma attraversa tutte le forme fondamentali delle relazioni umane, da quelle sociali a quelle politiche, da quelle culturali a quelle etiche. Tuttavia la vita associata richiede una qualche comunanza significativa se non vuole ridursi a mero modus vivendi. Ma nessuna comunanza può essere rilevante se non ha in certo qual modo e sotto qualche aspetto una dimensione etica. Il carattere etico del pluralismo contemporaneo sembra a questo proposito un ostacolo insormontabile. Per questa ragione spesso ci si rifugia un una concezione procedurale delle relazioni umane nella convinzione che il metodo dello svicolamento (avoidance) sia l'unico modo possibile di evitare il conflitto e di assicurare una certa qual coesione sociale. Ma questo tentativo, ammesso che abbia una qualche possibilità di riuscita, priva la vita sociale delle questioni che veramente contano. È possibile seguire un'altra via, attenta al contempo al rispetto del pluralismo etico e ad una comunanza etica significativa?

EDUCAZIONE AL BENE COMUNE - 27-03-2021 - Mattina

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    Martyn Barrett is Emeritus Professor of Psychology at the University of Surrey, UK. He obtained his degrees from the Universities of Cambridge and Sussex. He is a developmental and social psychologist but has a strong commitment to multidisciplinary research. His research examines the development of intercultural, democratic and global competence; young people’s political and civic engagement and global citizenship; and the development of young people’s national and ethnic identifications, prejudice, stereotyping and attitudes. He has been working as an expert for the Council of Europe since 2006, and he led the expert group that developed the CoE’s Reference Framework of Competences for Democratic Culture (RFCDC). For further information, please see www.martynbarrett.com.

    Abstract

    This workshop will provide an overview of the Council of Europe’s Reference Framework of Competences for Democratic Culture (RFCDC), which offers detailed proposals on how formal education – ranging all the way from pre-school through to university level – can be used to equip young people with the competences needed for participating actively in democratic culture, for engaging in respectful intercultural dialogue, and for promoting and defending human rights. The RFCDC consists of three components: a conceptual model of the competences that young people need to acquire through education; scaled descriptors, which operationalise these competences in terms of the concrete behaviours that may be displayed by learners at different levels of proficiency; and guidance for education policymakers and practitioners on how the model and the descriptors can be used to inform curriculum development, pedagogical planning, assessment, the use of a whole-school approach, teacher education, and combatting radicalisation leading to violent extremism and terrorism. Participants in the workshop will be asked to discuss a range of issues concerning the RFCDC, including its relevance to the education system within their own country.

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    Paul Gorski is the founder of the Equity Literacy Institute and EdChange. He has 20 years of experience helping educators strengthen their equity efforts in classrooms, schools, and districts. He has worked with educators in 48 states and a dozen countries. Paul has published more than 70 articles and has written, co-written, or co-edited twelve books on various aspects of educational equity including Reaching and Teaching Students in Poverty: Strategies for Erasing the Opportunity Gap and Case Studies on Diversity and Social Justice Education (with Seema Pothini). He is the author of the Multicultural Pavilion, an online compendium of free resources for educators. Paul earned a PhD in Educational Evaluation at the University of Virginia. He was a teacher educator at several universities for 15 years.


    Abstract

    Sometimes injustice persists because educators and educational institutions and systems are explicitly hostile to difference. More often it persists because “liberal”-minded people and institutions who value diversity, pluralism, and fluffy notions of democracy are intent on creating the illusion of progress toward justice while refusing to name and explicitly address institutional and structural injustice. In fact, most “intercultural” efforts at closer look really benefit people with privileged identities, focusing on mutual cross-cultural learning and exchange, often while ignoring oppression (or even power imbalances within that learning). In this session I will argue that conversations about interculturalism, democracy, citizenship, and even human rights that do not begin with an accounting of oppression and end with the elimination of that oppression, are really liberal detours around critical transformative equity and justice work. They are acts of privilege, especially when driven by people from privileged identity groups. Then I will present basic principles for transformative equity and justice commitments.

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    Bruno Losito ha insegnato Pedagogia sperimentale nel Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università Roma Tre. Si è occupato di ricerca valutativa ed è stato coordinatore nazionale di indagini comparative internazionali quali OCSE PISA 2006 e IEA CIVED ‘99. Ha ricoperto il ruolo di direttore associato di ricerca nelle indagini ICCS 2009 e ICCS 2016, promosse dall’IEA e ricopre lo stesso ruolo nel terzo ciclo dell’indagine, attualmente in corso di preparazione per il 2022.


    Abstract

    L’intervento ripercorre alcune tappe fondamentali della storia dell’educazione civica in Italia, fino all’ultima legge approvata dal Parlamento nel 2019, che ha introdotto a partire dall’anno scolastico 2020-2021 l’’Educazione civica’ come materia dotata di un proprio orario e di una propria valutazione nel sistema di istruzione italiano.
    L’intervento cerca di mettere in luce i problemi legati a quest’area del curricolo scolastico, in particolare quelli relativi alla progettazione didattica e alla valutazione delle ‘competenze’ di cittadinanza, anche facendo riferimento agli studi condotti e alle proposte elaborate a livello internazionale, soprattutto in Europa.

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    He is Honorary Professor, School of Social Sciences, and Leverhulme Emeritus Fellow, the Wales Institute of Social and Economic Research, Data, and Methods, Cardiff University, Wales, U.K. He is also Professor Emeritus of Comparative Education, University of Nottingham, where he was UNESCO Chair of the Political Economy of Education. He was a Commonwealth Scholarship Commissioner for the United Kingdom (2002-2008); and Chair of the United Kingdom’s National Commission for UNESCO (2010-2013). He was Co-Chair of the UNESCO Director General’s Senior Experts’ Group (2013-2015) on: Re-thinking Education: Towards a global common good?
    https://www.sdg4education2030.org/rethinking-education-unesco-2015
    A Fellow of the Royal Anthropological Institute, of the Learned Society of Wales, and of the Royal Historical Society, his research interests are in the comparative political economy of education: especially Russia and China; civil society, the anthropology of knowledge, and peace education. His most recent publication is Peace and War: Historical, Philosophical, and Anthropological Perspectives, Palgrave Macmillan, 2020.
    https://www.palgrave.com/gp/book/9783030486709


    Abstract

    The purpose and practice of international educational exchange has been interpreted ambivalently especially since the Second World War. The aftermath of that war saw new global and regional institutions aimed at international political, economic, and social co-operation, most notably the United Nations with its Specialized Agencies such as UNESCO. However, the period was also one of an ideological ‘Cold War’ between the capitalist democracies led by the United States and the communist bloc led by the Soviet Union. There was also a retreat from colonial imperialism and the emergence of a loosely organized group of ‘non-aligned’ countries, with India and the then Yugoslavia prominent. There was also the Commonwealth that developed from the former British Empire. Armed conflict continued with varying degrees of intensity, often in support of national liberation movements. Recent decades have seen the collapse of the Soviet Union and the emergence of the People’s Republic of China. More recently there has been uncertainty about the purpose and direction of regional organizations such as the European Union, and a significant threat to peace from faith-based international terrorism. It is in this context that ambivalence in international educational exchange may be found. Such exchange has been justified by an humanitarian ideal of a global common good. At the same time, it has been an instrument of ideological ‘soft-power’ or cultural diplomacy, using propaganda, and exploiting the arts, sciences, and intellectual life, including educational exchange. The paper considers this through a critical review of important examples since the end of the Second World War. It aims to clarify and make coherent key issues for international educational exchange, identifying lessons for today.

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    Audrey Osler is Professor of Education, researching human rights, social justice, and democratic citizenship education policy and practice, in established democracies and post-conflict societies. She has a long-standing interest in the place of narrative and life history in education research and practice and her PhD (published as The Education and Careers of Black Teachers – 1997, Open University Press) examined the contribution of minority teachers to transformative education. She has held professorships and visiting professorships at a number of universities in the U.S. (University of Washington, Utah State University) and in Europe. She is founding director of the Centre for Citizenship and Human Rights Education at the University of Leeds and currently holds visiting posts at Hong Kong Institute of Education and Buskerud University College, Norway. Professor Osler has published over 120 scientific articles and 18 books, with translations in Mandarin, Japanese and European languages – most recently authoring Students’ Perspectives on Schooling (2010, Open University Press) and co-authoring Teachers and Human Rights Education (2010, Trentham). Her book Changing Citizenship (written with Hugh Starkey) is currently being translated by colleagues at the Center for Civic and Moral Education, Beijing Normal University, and the Mandarin edition will be published by McGraw-Hill Asia. Audrey Osler is consultant to a number of international bodies, including Council of Europe, European Commission and UNESCO. She was a member the British Council-funded INTERDEMOCRATE action research team 2010-12 in Iraq-Kurdistan, studying school democracy through student-centred learning. She is currently expert adviser to the Lebanese Ministry of Education’s citizenship curriculum initiative.


  • Biografia

    Professore associato di Sociologia generale della Sapienza Università di Roma, insegna "Storia della Sociologia", "Sociologia dell'Inclusione e della Sicurezza Sociale" e "Teorie Sociologiche Contemporanee". Vicedirettore del Dipartimento di Scienze Sociali ed Economiche, è Presidente del Consiglio di Area Didattica in "Sociologia e Ricerca Sociale Applicata". È stato Visiting Scholar presso Rutgers, The State University of New Jersey, Newark (Stati Uniti d'America) e Uerj, Universidade do Estado do Rio de Janeiro (Brasile); è stato Visiting Professor presso Unijuì, Universidade Regional do Noroeste do Estado do Rio Grande do Sul (Brasile) e Universitat de Lleida, Catalogna (Spagna). Principali aree di ricerca: Mutamento sociale e sicurezza. Teoria sociologica ed esclusione sociale. Politiche di sicurezza urbana ed esclusione socio-territoriale. Rappresentazioni e atteggiamenti giovanili su legalità, civismo e criminalità organizzata. Conflitto e mediazione sociale. Valutazione della formazione universitaria sociologica.

     


  • Biografia

    Milena Santerini è professore ordinario di Pedagogia generale nella Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università Cattolica del S.Cuore di Milano, docente di Pedagogia sociale e interculturale, Direttrice del Centro di Ricerca sulle Relazioni Interculturali dell’Università Cattolica di Milano e del Master di I livello in Competenze interculturali. Attualmente è Coordinatrice nazionale per la lotta contro l’antisemitismo presso la Presidenza del Consiglio e Vice Presidente del Memoriale della Shoah di Milano. E’ membro del Consiglio scientifico di vari enti tra cui il FIDR (Forum Internazionale Democrazia e Religioni), la Fondazione Intercultura e il CDEC (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea). Svolge progetti di ricerca su temi di carattere sociale e interculturale: integrazione degli immigrati nella scuola e nei servizi educativi, educazione alla cittadinanza; strategie contro il razzismo; didattica della Shoah; educazione morale e neuroscienze. Si occupa della formazione degli educatori e degli insegnanti nei servizi per l’infanzia e nella scuola. Dal 2013 al 2018 è stata Deputata al Parlamento italiano dove ha promosso la Commissione Jo Cox contro l’intolleranza e il razzismo e delegata presso il Consiglio d’Europa dove ha presieduto la No Hate Parliamentary Alliance. Tra le ultime pubblicazioni: Pedagogia socio-culturale, Milano 2019; Il nemico innocente. L’incitamento all’odio nell’Europa contemporanea, Milano 2019; Da stranieri a cittadini, Milano 2017.


    Abstract

    Diventare cittadini del mondo non è un ideale utopico, ma una concreta esigenza delle società attuali, sospese tra locale e globale. Nel pluralismo delle nostre città viviamo tra etnocentrismo e apertura all’altro, a confronto con espressioni culturali diverse e valori morali da condividere.  Non possiamo limitarci a “smontare” e relativizzare l’idea tradizionale di cultura, che ci divide,  ma dobbiamo anche andare in ricerca di tutto ciò che unisce i cittadini globali.